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Milano, Italia

#SAPORE DI MARE

Europan 12  competition

sito: Porto di Mare

15 /  09   /   2013

Pianificazione e rigenerazione urbana

Residenze, Servizi e Attività

Integrazione, Partecipazione e Appropriazione

“Il marinaio è felice quando si trova nel bel mezzo dell'oceano sapendo che la città si nasconde dietro l'orizzonte”. Frampton K. e Gregotti V. "Luigi Snozzi: Progetti e architetture 1957 -1984," 1984

 

Queste parole identificano nella sua totalità il concept. Porto di Mare simbolizza un attracco sicuro alla città, il parco urbano e rurale è come un oceano inesplorato dove ci si avventura per scoprire la ricchezza e l'abbondanza delle risorse, e in fine, i marinai sono la comunità, un gruppo di persone che vivono insieme il sito.

Secondo questa metafora noi, gli architetti, facciamo parte dell'equipaggio e dobbiamo condurre il progetto verso la città come una barca verso il porto attraverso rotte e manovre, conformi alle richieste dei nostri capitani, i potenziali investitori.

Le cascine e il Parco Agricolo Sud

Il progetto si articola nel contesto paesaggistico del Parco Agricolo Sud, uno dei parchi rurali più grandi della Lombardia, che ricopre una vasta area alla frontiera sud di Milano.

 

Il parco si sviluppa per diversi epicentri, dal Parco della Verrabbia a Chiaravalle, costituenti l'antico sistema produttivo delle cascine attualmente in disuso. 

Per far ripartire questa antica rete di produzione, si riparte dalle valenze vernacolari del territorio, per rivalorizzare gli spazi e le loro connessioni con l'ambiente urbano e rurale.

La cascina diviene un spazio multifunzionale gestito dalle associazione locali con lo scopo di divenire un nuovo centro nevralgico, una zona che guarda all'educazione, alla produzione e all'integrazione, a servizio di tutto il quartiere e i suoi abitanti.

Dopo gli interventi ambientali atti a risanare le zone della discarica, il parco si configurerà come una spiaggia a disposizione della comunità che abita i suoi dintorni urbani e rurali.

Come un punto d'incontro di diverse culture, il parco riunirà e promuoverà l'integrazione di diversi gruppi etnici presenti sul territorio, i Rom e gli immigrati di origine magrebina, che vivono oggi in comunità chiuse e segregate rispetto alla città.

Pepite, barche, fari

 

Il deck è l'elemento che ricollega il parco alla città, e come la banchina di un porto, sarà il cuore pulsante del progetto : cultura, educazione, incontro, divertimento, produzione e lavoro saranno le attività principali che animeranno luoghi ben precisi. In ordine di grandezza, il deck si articolerà intorno alle pepite, le barche e i fari.

Le pepite, come pietre preziose, accolgono le attività che connotano l'anima del deck.

Alcune saranno chiuse, destinate al commercio e alle sedi delle associazioni, altre aperte e amovibili, per creare dei luoghi d'incontro a servizio degli abitanti o per diventare chioschi per il mercato settimanale di quartiere.

Ieri la cascina milanese e oggi la pepita si configurano come spazi di produzione.

La forma architettonica è ispirata dalla tradizione del territorio. La pepita è altresì una nuova cascina con un tetto a doppia falda asimmetrico che, da un lato offre una continuità di viste e scorci prospettici del parco, dall'altro, grazie all'installazione di pannelli fotovoltaici, trasforma ogni unità autonoma in una risorsa energetica per il quartiere.

Come l'immagine del porto, il progetto barca s'ispira ai garage e ai laboratori artigianali,  altri tipi spazi di produzione, già presenti sul territorio. Qui, la relazione con il deck è differente, più riservata ma altresì fondamentale per il tessuto locale, perché la barca diventerà una residenza-officina per artisti. 

Come una statua nello skyline di una città, il faro è un'emergenza puntuale, che ci orienterà con la sua luce verso gli accessi cardinali o allora, verso altri riferimenti paesaggistici limitrofi: la città, il parco, i campi agricoli e l'Abbazia di Chiaravalle.

 

Housing

 

Il sistema residenziale si articola secondo due direzioni principali opposte:

 

  • il movimento formale, dalla città alla campagna

  • il processo d'occupazione informale, dalla campagna alla città

Il primo flusso dipende dall'evoluzione della vita di ogni cittadino che comincia durante il periodo della formazione a casa dei genitori. Quando si comincia il proprio percorso, si è pronti a condividere spazi, fino a quando, in coppia o da soli, troviamo l'indipendenza che ci permette di costruire piano piano un nuovo futuro. Allora ci si sposta verso la compagna,  per ritrovare i nostri spazi originari, quelli dove si è cresciuti. 

 

Il secondo flusso dipende invece dall'evoluzione della vita degli immigrati che vivono in prossimità dell'area di progetto, come i rom nel loro campo. Questo movimento d'integrazione comincia dall'installazione in determinate zone di attracco transitorio, dove è possibile autocostruire la propria casa, per essere pian piano reinseriti nella città, step by step, come tutti i cittadini.

Special thanks to:

Fabio Cirrincione, architetto

Michela Guglielmi, architetto

Marina Della Paolera, architetto

Francesco Loconte, architetto 

Paolo Silvestre, architetto  

Fabio Cosimo Manfredi, architetto